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Una rivelazione onirica

Russell visione oniricaSolitamente, i sogni sono confusi e dominati da un certo grado di incoerenza di fondo. Non è stato così il pomeriggio di qualche giorno addietro, avendo sognato in maniera nitida e precisa Bertrand Russell (1872 – 1970), il quale mi illustrava, tramite una metafora, il significato delle “regole”. L’occhio della mia mente vedeva la sagoma del filosofo, su uno sfondo nero, a mezzo busto. Essa era adombrata, come se il tutto fosse dominato da un forte contrasto dall’effetto black and white. La sua voce inoltre era chiara, profonda e solenne, quella di un filosofo rivelatore dei segreti reconditi del cosmo. Ciò che mi ha sbalordito, oltre la nitidezza della sua immagine e della sua voce, era la chiarezza e coerenza con cui egli esprimeva il concetto che vado, ora, a “rivelarvi”. Prima, però, devo fare un’ultima premessa. Russell è un filosofo eclettico, poliedrico e le sue opere, nonché il suo pensiero spaziano negli ambiti più disparati della filosofia. Tuttavia, i lavori compiuti in filosofia della matematica, sui suoi fondamenti logici ed ontologici, sono quelli che più hanno pesato sulla sua indiscutibile immortalità nella grande famiglia dei filosofi della storia umana. Io sebbene a conoscenza che Russell fosse anarcoide, a parte qualche informazione rubata qua e la nel web, non ho mai letto nessun suo scritto che parlasse di società e della sua struttura e conformazione. Ad oggi tra le sue opere quelle che ho letto e studiato sono “I principi della matematica” (1903) e “Introduzione alla filosofia della matematica” (1970).

Detto questo andiamo alla rivelazione onirica.

Le “regole”. Russell mi spiegava cosa fossero le regole e con questo induceva in me una chiara metafora sulle regole nella società. Visivamente e auditivamente mi mostrava un piano forse infinito, su cui dei fantocci semi-sintetici da varia dimensione,  proiettavano le loro ombre. Queste si dipanavano più o meno casualmente sul piano;  casualità  correlata alla forma varia e fantasiosa dei fantocci. Tali ombre formavano su questo un groviglio di sentieri, grandi e piccoli, lunghi e corti, annidati. Egli mi diceva che l’uomo comune, non conosce la vera natura effimera, visuale e illusoria delle ombre e tende a percorrere, nella propria esistenza, le strade delineate da queste. Coloro che detengono il potere o coloro che si elevano alla comprensione del reale funzionamento della società, non possono non comprendere, la virtualità di tali sentieri e la vera natura delle ombre. In altre parole essi nella loro esistenza procedono come se tali ombre non esistessero e sono addirittura capaci di assumere forme e posizioni utili a generare ombre conformi al loro tornaconto.

Questo è quanto. La foto iniziale ricorda vagamente l’immagine che ho avuto del filosofo.

 

 

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