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I mercatini dell’antiquariato

Una delle cose che amo di più la domenica mattina è la passeggiata al mercatino dell’antiquariato. Amo viaggiare nel tempo tra tutti quegli oggetti inutili, ma altrettanto evocativi. A chi sono appartenuti? Quanti passaggi di mano avranno subito? Ecco un telefono in bachelite nero degli anni Cinquanta dello scorso secolo. Ecco una radio valvolare, con mobile in mogano, che sintonizzata sulle nostalgiche onde medie emana un caldo pezzo di Charlie Parker. Un antico ferro da stiro monoblocco di ferro ossidato. Un servizio di posate opache e graffiate. Una sedia nobiliare rivestita cha avrà sessanta anni. Una lampada da scrivania, sicuramente di un avvocato, del periodo del ventennio. Un set di interruttori in ceramica bianca assieme a qualcuno in bachelite nero sradicati da qualche appartamento in ristrutturazione. Una spiritiera per il caffè probabilmente ancora funzionante, un po’ ammaccata ma tutto sommato tenuta bene. Un giradischi con tanto di casse in legno di radica. Una radiosveglia analogica degli anni Settanta.

Sono forse una persona un po’ nostalgica, in generale, ma sembra che gli oggetti di un tempo avessero un anima. Non un’anima propria, si badi bene, ma un’anima acquisita: l’anima di chi li ha utilizzati. Questo vale pure per le automobili, anche se molto meno per quelle odierne. Ciò spinge a chiedermi: cosa hanno le anticaglie che gli oggetti di oggi non hanno? Il designe è sicuramente differente, più geometrico e più impersonale. Ecco, gli oggetti della vita quotidiana di oggi, sono fortemente impersonali, non sono umanizzanti. Mentre un’automobile di quaranta anni fa, oltre che essere prodotta in gran parte a mano, sembra portare con se il succo della storia di quel periodo: le lotte operaie, gli sconvolgimenti sociali, il gusto dell’epoca. Oggi, gli strumenti quotidiani sembrano intelligenti, ma pare che non abbiano nulla da dire di loro, di fatto pare che non siano mai esistiti una volta dismessi. Sarà cosi anche per i miei figli?

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