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Toronto e il freddo ad una settimana che son qui

toronto freddo glacialeNon avrei mai pensato di vivere in un posto in cui quando esci fuori la porta ti ritrovi in una cella frigorifera. La settimana scorsa, quando sono arrivato, Toronto mi ha accolto con ben -20° Centigradi. E si sentivano tutti, iniziando dal dolore alle mani che non puoi tenere all’aria aperta per più di cinque minuti! Tutto sommato è un freddo differente da quello a cui sono abituato in Italia, quasi sempre superiore allo zero, essendo questo secco. Un clima che ti tempra, è proprio vero! Credo che, come al resto delle cose che ti capitano nella vita, a queste temperature ci fai l’abitudine. La vita è un continuo abituarsi e talvolta qualcuno tenta di lottare contro tale legge non scritta, cercando di rovesciare il proprio stato di cose. Anche al freddo, quindi, si fa l’abitudine. Rispetto al primo giorno l’aria intorno sembra meno pungente. E subito mi vien da domandarmi come potevo sentire freddo in Italia magari quando le minime erano +10° Centigradi? L’inverno prossimo, se lo passerò dalle mie parti, uscirò con le maniche corte! In ogni caso il clima, a mio parere, ha molto da dire sulle persone, su come impostano la propria vita, semplicemente su come la vivono. Una delle prime impressioni avute l’anno passato quando sono venuto a contatto con la gente di Toronto, quindi con una porzione più o meno rappresentativa del canadese medio, è la loro propensione al sorriso. Impressione questa che ho riscontrato anche su un blog di un italiano che vive qui a Toronto da circa tre anni. Posso almeno essere sicuro che non sono io che provengo da una famiglia musona e di conseguenza, a contatto con i canadesi, il sorriso è la prima cosa che è risaltata. E’ un dato di fatto. Sono davvero sorridenti, specialmente la mattina e, come si sa, il sorriso è contagioso come qualsiasi emozione direttamente esternabile. Anche la tristezza è contagiosa. Uno stato depressivo lo stesso. Se dovessi descrivere la gente del mio paese come un’unica persona, dalla prospettiva canadese, ecco, l’Italia appare come un paziente colpito da un profondo stato di depressione e mantenuto in questo limbo da uno sbagliato mix di psicofarmaci. Ma che legame ci può essere tra freddo e sorriso? O il sorriso della gente deriva da qualcosa d’altro? Chiaramente passeggiando per la città si notano imponenti costruzioni, cantieri aperti e zone sempre in fase di rinnovamento. Qui non si restaura, si radono al suolo i quartieri vecchi e se ne costruiscono di nuovi. Ed è noto che dove l’edilizia va a gonfie vele l’economia cresce. Mediamente il canadese è ricco. E’ questo che la mattina addirittura sui mezzi pubblici rende sorridenti le persone? Sicuramente il reddito minimo nella società occidentale è una condizione necessaria alla felicità, ma sappiamo bene anche che non è assolutamente sufficiente. Quindi il sorriso delle persone credo non provenga da un fattore squisitamente sociale, ritengo che ci sia qualcosa di più profondo, legato all’ecosistema, al clima. Qui gli inverni sono molto lunghi e freddi e la situazione climatica condiziona parecchio la vita. Durante le tempeste di neve o peggio di ghiaccio uscire non è possibile. Il canadese rimane a casa. Ed è organizzato per rimanervi. Durante l’inverno, se il tempo lo permette e provate a fare una passeggiata, trovate solo distese di neve e ghiaccio per le strade, null’altro. La natura sembra non esserci. Solo una distesa monocromatica con inquietanti rami secchi che di tanto in tanto, timidi, spuntano dai giardini ricoperti da montagne di neve, a ragione malcurati (real “Still life“). Casa e piattume del paesaggio. Piattume del paesaggio, casa e lavoro. Lavoro e svago al chiuso. Che vita movimentata! Poi verso il mese di aprile la primavera inizia a fare capolino (devo ancora viverlo un inizio di primavera qui). La neve e il ghiaccio iniziano a sciogliersi trasformandosi in rigoli che disegnano curiose forme sul pavimento. Il paesaggio inizia a prendere colore, compare il verde dell’erba e delle prime foglie dei rami. I colori dei fiori pian piano aumentano la gamma cromatica della tua vista intorno, quando metti piede fuori di casa. Puoi dismettere guanti e cappello. Puoi passeggiare. Puoi scegliere se uscire o no. Sei libero. Ecco il sorriso. Il sorriso proviene dal dialogo visivo con la natura e con la libertà di scegliere. Credo che questa sia la motivazione principale, poi certamente vi sono annesse cause secondarie, come la semplicità che si percepisce nella vita di un canadese. Al cospetto delle mie parti, si direbbe meglio la “poca sofisticazione”, connessa ad una bassa propensione a fare quella che amo definire “guerra dei poveri”, che, ahimè, in Italia è continuamente incitata dai media. Probabilmente non vi sono le basi per condurre queste battaglie degradanti che servono solo a tenere disunita la popolazione in quanto i redditi risultano abbastanza elevati. Lo psicofarmaco mediatico qui ha principi attivi differenti che in alcune zone dell’Europa. Il “Tag” “crisi” in Canada non è presente tra i trend. Quel virus che nei bar italiani ci passiamo l’un l’altro che recita così: “in Italia è tutto finito…”, “non c’è più nulla da fare…” Oppure “se vuoi che le cose migliorano devi andare all’estero…” (Ho deciso di segnarmi questi memi depressivi su un taccuino), qui non è (ancora?) arrivato. Una nota positiva dello stare qui è proprio il non essere a contatto con questo tarlo che ti buca la mente. Preferisco decisamente gli psicofarmaci mediatici che prescrivono qui. Cinque mesi senza la pillola italiana bastano per disintossicarsi e iniziare ad avere una prospettiva differente.

Non è tutto oro quello che luccica” recita il proverbio ed anche questo è vero. Anche qui ci sono delle storture. E’ da capire quanto pesano e se messe sulla bilancia assieme a quelle dalla nostra cultura fanno pendere l’ago da una parte o dall’altra. A pelle, credo che le donne mediamente non siano molto felici e questo dipende da un fattore sociale. Ricordo che il sorriso e felicità hanno un legame mentre il sorriso esterna un’ emozione, la felicità è uno stato d’animo lungo. Qui per “felicità delle donne” intendo quello stato d’animo lungo tanto quanto la vita assieme al proprio partner. Non è la prima donna di una certa età che sento mettere al primo posto tra le qualità di un uomo che conoscono, sia il loro ex compagno, o il compagno di un’amica, la ricchezza. Ahimè, questo mi fa pensare a un crescendo repentino di felicità nella parte iniziale dei rapporti e una lunga e tremenda caduta in un pozzo senza fondo. Perché gli anni passano. Ancora non sono in grado di soppesare comunque le storture culturali, spero che l’attuale esperienza mi schiarisca meglio le idee su questo punto. Sorridete di più comunque, anche quando siete soli, è la migliore medicina contro il cattivo umore!

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