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Ossessioni d’infanzia – un sogno ricorrente

Uomo con busta Dream Obsession

Un sogno ricorrente che ricordo molto bene e che credo di aver fatto fino alla pre-adolescenza era alquanto minimalista e surrealista allo stesso tempo nella sua scenografia ed a tratti inquietante. Sognavo di trovarmi su una specie di collina, in realtà percepivo una distesa di brecciolini, o meglio sassi della grandezza di una noce, proprio come quelli posti tra i binari ferroviari, di roccia chiara nel colore, ma grezza nella fattura, proprio come se fosse appena giunta dalla cava di origine. Partendo dall’orizzonte chiaro dei brecciolini, il cielo, o quantomeno lo sfondo, era di un azzurro uniforme come una giornata primaverile o estiva in cui non vi è nemmeno una nuvola in cielo e la visibilità è ottima. Il sole pareva non esserci anche se la luce era alquanto uniforme e ben presente e l’immagine globale nitida e con struttura.

 

Uomo con busta

Rappresentazione di un sogno ricorrente

 

Ad un certo punto, sempre, incontravo un individuo, dalle fattezze vaghe (non ricordo il volto o forse non era rappresentato), dal corpo esile e dalla pelle probabilmente scura che offriva buste di plastica colorate con colori realistici come erano le buste per la spesa dell’epoca, quindi blu verdi etc. In un secondo momento, non sono sicuro se quest’uomo si trasformava in qualche modo silenzioso oppure se procedendo nella leggera salita, incontravo una specie di statua di bronzo, un mezzo busto posto su un asse (sempre di bronzo) imperniato nelle pietre. Le fattezze bronzee le ricordo bene, come anche i riflessi della luce diffusa. Questa volta posso essere più sicuro sul fatto che il volto su questo mezzo busto non era presente. Come detto non so se il dispensatore di buste silenzioso si trasformava in questo busto bronzeo o esso appariva nella scena seguente, all’interno del mio viaggio onirico. Altro non ce n’è. Che strano il mondo onirico, soprattutto quello dell’infanzia, in cui i fantasmi di oggetti vengono assemblati in maniera apparentemente casuale da comporre una scena davvero stranente e per lo più statica. Questo particolare viaggio onirico non mi è più dato di compierlo, anche se ha occupato parecchie notti, e parecchie fasi REM, della mia fanciullezza. Quando qualche volta ci penso o quando mi capita di raccontarlo, provo sempre una sensazione di “plasticità” della realtà mista ad una leggera sensazione di vuotezza dell’esistenza in sé. Interpretando un pochino, dall’altezza dei cosiddetti anni da “nel mezzo del cammin di nostra vita…”, la scenografia è semplice, piatta nei colori, a parte la statua di bronzo e le buste. Ci sono delle pietre a terra, non si scorge una base solida su cui queste sono disposte, una leggera salita ed un cielo azzurro. La scena come detto è dominata da una semplicità e da una uniformità statica. Certo il terreno di pietre localmente mostra una certa dinamicità di scena, ma se appena viene reso lo sguardo generale esso globalmente risulta nel colore e nelle forme alquanto piatto. Ciò che subito mi viene in mente sono le immagini surreali, in particolare il surrealismo alla René Magritte. Ecco, per l’appunto, la scena potrebbe essere benissimo una scena onirica freudiana di stampo surreale, facile per comporre un quadro: distesa uniforme di pietre in leggera salita, sfondo altrettanto uniforme azzurro, uomo che consegna buste in plastica colorate e statua di bronzo senza volto. La scena, se ci penso, è terrificamente razionale, o meglio reale, ma ricolma di mistero esistenziale, se non vuoto, proprio come nei quadri di Magritte. Ho provato a rappresentarlo.

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