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Ognuno di noi oltre ad esserne l’artefice, può diventare l’artista del proprio passato

Ognuno di noi oltre ad esserne l’artefice, può diventare l’artista del proprio passato

Con il termine “destino” spesso si giustifica l’incapacità nell’aver compiuto una scelta. Enrico De Santis

Il destino secondo enrico de santis

E tra i mille cazzi e controcazzi miseramente umani ogni mattina accade questo!!

E tra i mille cazzi e controcazzi miseramente umani ogni mattina accade questo!!

Con il termine “destino” spesso si giustifica l’incapacità nell’aver compiuto una scelta. Enrico De Santis

crossroads_destino_frase

Un po’ come J. Joyce… I flussi di coscienza intorno a noi

Una strana metafora per descrivere la solitudine, un po criptica, a dire il vero, rileggendola…

Attrattore di Lorenz

Attrattore di Lorenz (flusso caotico nello spazio delle fasi)

Un po’ di solitudine scorre nelle mie vene, devo ammetterlo. Ma la strada che sto percorrendo, non è senza via d’uscita. I flussi di coscienza intorno a me scorrono, coevolvono. In passato non me ne ero mai accorto, non destavo attenzione ed il filtro della mia stessa coscienza tentava di mediare e di rendere uguale a se stesso ciò che in fondo è caoticamente mutevole. E’ difficile stabilire se tali flussi che ci circondano e imprimono forze psichiche alla nostra stessa psiche siano randomici o caotici. Credo che più tali flussi scorrono nelle “vicinanze” del proprio flusso di coscienza più la loro natura randomica si quieta e, mitigando, diventa semplicemente caotica, incontrollabile nel lungo termine. Probabilmente tra il proprio flusso e i restanti tutti intorno si stabilisce un rapporto causale, dove essi stessi tendono a sincronizzarsi. Tale sincronizzazione genera una sorta di perdità di stocasticità, essendovi interazione secondo meccanismi talvolta finanche sconosciuti. Ecco che i flussi attorno a te iniziano a impazzire apparentemente e non ce la fai a seguirne il senso. Ma quel senso è frutto anche del tuo flusso. Difficilmente ce ne si accorge. Si tende a vedere il mondo in maniera separata.  Io – tu. Io – il mondo. Effettivamente tale grado di separazione non c’è. E’ sfumato, fuzzy. Quelle forze psichiche che premono costantemente, talvolta diventano incontrollabili, anche se correlate con la propria forza psichica, che spinge senza una direzione precisa. Senza una strategia. Tale spinta, spesso in un meccanismo di controreazione fa sì che i flussi intorno spingano sempre più forte, n

el senso in cui non vorresti. Il problema è forse che si conosce il senso di ciò che non si vuole, ma non quello di che si vuole. Ecco che la perdita del controllo sul tuo flusso sincronizza il tuo con quello degli altri flussi. Ti senti impotente, non capace di reagire. Forse fai difficoltà a capirne la reale direzione perché cambia, è mutevole, veloce essendo mediata dalle innumerevoli direzioni degli altri flussi. Il problema non è la sincronicità in quanto tale, ma la sincronicità passiva con i flussi di coscienza nel tuo intorno. Questo è ciò che genera quel sentimento di impotenza che in effetti tende ad alimentare meccanismi di controreazione incontrollabili e nocivi. E ti ritrovi a soffrire, e se non te ne accorgi, tale sincronicità passiva è logorante. Ti sembra di non cogliere nulla tutt’intorno, come due viaggiatori su un treno che sono immobili l’uno relativamente all’altro non potendo, senza riferimenti esterni, inferire sul proprio moto. Questa è una maniera un po’ apparentemente confusionaria di descrivere cosa è in fondo la solitudine. E questa metafora non è quella comune alle altre. Solitudine è essere la media, vivere nella media del flusso di coscienza.

Perché alle donne piacciono gli stronzi?

Il luogo comune: “…perché alle donne piacciono gli uomini stronzi…” oppure: “…le donne si innamorano degli stronzi…” è da sfatare? Ma ci si può anche chiedere se queste due affermazioni nascondano o no realmente un luogo comune. Eppure la maggior parte degli uomini, non tutti (tra poco vedremo perché), sperimentano questo fatto, alcuni con un sentimento di frustrazione. Quanto si affermerà in questo breve articolo è solamente una tendenza, chi scrive e sicuramente anche chi legge sa benissimo che ogni individuo possiede caratteristiche proprie che lo allontanano o lo avvicinano alla media.

lotta tra cervi

Lotta tra cervi (wikipedia)

Jan Havlicek, dell’università Karlova di Praga ha elaborato, come riporta Louann Brizedin in “Il Cervello delle donne” (BUR saggi, 2010) una controversa teoria sui ferormoni ed il cervello femminile: “le donne già legate ad un compagno,  in fase ovulatoria sembrano  preferire l’odore di altri uomini più “dominanti” a differenza delle single che non mostravano tale preferenza. Lo studioso inoltre ritiene che le donne cercano uomini dallo spirito protettivo, che le aiuteranno a crescere una famiglia; tuttavia, una volta che il focolare è assicurato, provano un forte desiderio biologico di unirsi di nascosto con uomini che possiedono geni migliori“. Nel mondo animale gli etologi che studiano i gruppi di animali sociali sono soliti riferirsi all’esistenza di due tipologie di individui maschili: i maschi “alfa” e i maschi “beta“. I primi sono quelli dominanti e conquistano tale dominio con estenuanti lotte rituali al fine di assicurarsi anche le femmine migliori del gruppo. I beta sono quelli subordinati. Tale divisione talvolta rispecchia caratteristiche fisiche differenti che in ultima analisi vengono percepite biologicamente dalla donna come: “individui che hanno i geni migliori”.

Bene. E questo cosa c’entra con il nostro luogo comune? Perché alle donne piacciono gli uomini stronzi? Per rispondere usando un po’ di razionalità, possiamo anche noi, come gli etologi, suddividere l’universo maschile in due macrocategorie: i “buoni” e i “cattivi“, proprio come si faceva alle scuole elementari quando la maestra si assentava momentaneamente… I “buoni”, se ci si pensa, risultano essere (sfigatamente) scontati. Cosa intendiamo per “scontati”? Essi sono inesorabilmente prevedibili nei loro comportamenti: perdonano sempre, lasciano correre, sono comprensivi, sono empatici, ci “vanno morbidi”, reprimono sul nascere il rancore, sono gentili etc. etc. Del resto anche i cattivi sono scontati nel possedere parte delle caratteristiche suddette, al contrario. I “cattivi”, sono stronzi, egoisti, non sono comprensivi, hanno poca o nessuna empatia, tengono sulle spine etc. Solitamente le donne definiscono tali comportamenti intriganti.

Le donne preferiscono gli stronzi non per le loro caratteristiche (a quale donna sana di mente gli piacerebbe soffrire gratuitamente?), ma per una caratteristica specifica delle donne stesse, che genera per così dire una asimmetria tra la scontatezza del buono e la scontatezza del cattivo. Alle donne, in genere, piace sentirsi importanti per il proprio uomo, uniche. Sicché il beta/buono è scontato che lo faccia con ogni suo gesto, parola o comportamento, e questo, quale desiderio per l’intrigo può provocare in una donna? Come fa a sentirsi lei, in un dato momento, unica e importante? La donna, quindi, in ogni incontro con il cattivo spera inconsciamente che l’uomo le dia la dovuta attenzione e questo genera due sentimenti positivi: a) il cattivo ha avuto un comportamento non scontato essendosi mostrato fugacemente dolce e comprensivo, b) se nella donna vi era in atto un tentativo di cambiamento del carattere di lui potrebbe illudersi di esservi riuscita.

In definitiva l’aspettativa che la donna ripone sull’uomo stronzo, lo sperare che con lei sia magnanimo, genera una cieca rincorsa verso questa tipologia di uomini, poiché un loro comportamento non da stronzo le fa sentire uniche ed importanti. Ciò non può funzionare per i buoni, che dopo un periodo iniziale diventano scontati e molto spesso incapaci di comportarsi da cattivi. E se ci provano, a diventare cattivi, sarebbero subito riconosciuti dalla donna,

che questa volta razionalmente li etichetterebbe come “cattivi” e quindi da evitare.

Siete d’accordo? :)

Premessa

Una farfalla su un fiore

Una farfalla su un fioreCome l’acqua perlacea che lenta scorre sotto il ponte mentre  immobile è tutt’intorno, così inesorabile fluisce il tempo su un immoto sfondo. Questa goccia digitale appartiene a quel fiume, forse invidioso per ciò che da sempre riflette. Talvolta la cattura del flusso dei pensieri supera qualsiasi medicina e aiuta la vita ad accorgersi che ci sei. Esisti. Una esistenza nel presente, non come infimo punto di congiunzione tra passato e futuro, bensì come contenitore di uno spazio profondo e indefinito. Del resto cosè questo blog al cospetto della cybergalassia? Ma cos’è allora il sole al cospetto dell’Universo? Questione di relativa relazione.

Un piccola goccia, dicevo, necessaria, quanto necessaria lo è la mia esistenza.

Ogni cosa è espressione a patto che vi sia un essere senziente atto a chiudere lo “strano anello”. Ogni espressione è lì per essere colta. La vita è espressione per essa stessa. E’ la più grande espressione artistica che possa essere  immaginata. Come tale non va solo vissuta, va ammirata; per viverere la propria vita, la vita deve essere portata ad esempio. Nella personale esperienza sensiente essa è unica, proprio come l’ opera d’arte. Chi o cosa può plagiare realmente la nostra vita? In nessun altro luogo vicino remoto che sia c’è qualcosa simile a quella sfuggente sensazione che è la mia vita. La mia unicità sullo sfondo del vivente è garanzia d’arte, il resto vien da sé, a patto che io persegua questo semplice principio:

usa la razionalità per scrutare l’irrazionale e l’irrazionalità per scrutare il razionale.

Secondo questa semplice regola anche il risultato dell’attività scientifica assume il carattere di opera d’arte.

In questo blog voglio catturare il flusso immanente dell’esistenza, ma anche parlare di cazzate, se a tal flusso appartengono.