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Scritti & Poesie

Incomunicabilità ravvicinate

toronto notte

 

La luce del giorno tiepida si affievolisce,

lasciando margine all’imminente notte.

Agglomerati di lucignoli compaiono alla vista

in un baluginio di palazzi, case, strade e ponti.

Dall’alto la vita appare insignificante,

un brulichio insensato di esseri allineati in fiumi di scatole ferrose,

uffici abbandonati per raggiungere il tepore casalingo,

rassicuranti saluti o abitudinarie solitudini.

Costruzioni di migliaia di loculi suddivisi da materiali pareti,

connessi con ingegno ai porti della comunicazione globale.

Milioni di messaggi, speranze, fantasie e semplici saluti o simulacri di affetti

si diramano nell’etere verso cuori remoti,

intanto l’altrui battito e udibile a centimetri di là dalla divisione murale,

ma sordi siam diventati all’umano suono dell’esserci, carico di realtà, pieno di essere.

Toronto, 19:32 7-10-016

Anamorfosi dell’Anima

Sei l'anamorfosi della mia anima, punto focale della mia esistenza appiattita e distorta, altrimenti inconsistente. Il bianco e il nero, pur tuttavia, rimani tal quale. Rifletti l'altrui luce. Hai mai donato colore? Rosso intenso di una fucina come il tuo petto dopo l'amplesso appena prima di fonderti, per un attimo, con l'Universo.

Rievoca l’odore

Rievoca L’odore del caldo di giugno nella terra riarsa dove frusciavano le foglie delle querce tra le sterpaglie inaridite dal sole. Nessun pensiero era oltre la vista di quel dirupo lassù nel bosco fresco l’altrove agognato della fanciullezza misurava il sicuro ondulante del grano maturo. Ora è la mente tra mille lavori progetti e promessi tesori calcolatori meeting pensioni social cose, feste e festoni scatti commenti delusioni messaggi tradimenti scuse e falsi pentimenti. Poi rivedo chiare le mura ammuschiate di quella che era la casa anteguerra In piedi solida eppur diroccata. Sollievo. Odo i canti di un uccello sento il tempo che sbatte le pietre sudate, l'odore della mietitura. Vedo acqua correr in catini proprio lì giù nei campi. Secondi che durano un secolo. Una corsa lentissima di un passato che col moderno ormai, non dialoga più. Poesia Enrico De Santis

Anamorfosi

 

pittura e anamorfosi

Anamofosi

Numeri come lettere, parole come formole

oscillazioni schizofreniche

poesie come leggi della natura.

Eternità nello stile.

Strutture nei contenuti.

Unità nella duplicità.

Significati come forma.

Anamorfosi, privilegio del punto di vista,

Amore, privilegio di un cuore.

Odio e rigetto come attrazione.

Eternità nel cervello.

Razionalità rifugio stanco della follia.

Architetture sublimi e forme geometriche

morbidi corpi che sospirano.

L’indicibile si compie in ogni attimo divenente

L’incommensurabile accompagna il divenire,

memoria obliante come una linea retta piegata.

Bellezza passeggera e virtù spezzata.

Dove nascono le Comete?

Dove nascono le comete? Poesia di Enrico De Santis

Dove nascono le Comete?
dell’Universo profondo osservatrici
ciclano in tondo, non hanno mete
s’allontanano e ritornano, cacciatrici.

Un po’ di sé donano al passaggio
tutti ad osservarle quando vicine
indifferenti continuano il lungo viaggio
ma un giorno sarà pure per loro la fine.

Uguali un po’ diverse salutano dall’alto
tra le stelle fioche esse si stagliano
mirarle dovresti per compiere il salto.

Di meraviglia per sempre ci abbagliano
con onirici sogni dal color cobalto
che tutte le certezze, invero, scarmigliano.

Si annuvola senza indugio il cielo

Formia nuvoloso cloudy

Si annuvola senza indugio il cielo
di malinconia mi riempie l’intorno
e la serenità mio malgrado congelo
delineo del dolore il suo contorno.

E di pioggia l’odore si aggiunge
ricresce dell’umido fresco l’attesa
di già la goccia sulla mano punge
e godo la scena con mente protesa.

Scrosci e folate diffondono nell’aria
di un solo colpo s’imbruna la vallata
a me solo par, pur tuttavia, bonaria.

Già ti nascondi oh timido raggio di sole
e lassù da dietro la nuvola fai capolino
orbene, metter posso sulla carta le parole.

Fantasmatiche Rappresentazioni

Tiziano (1490–1576) , Venere di Urbino, Olio su tela, 1538, Galleria degli Uffizi, Firenze,

La fosca differenza tra reale e non reale,
si reincarna eternamente in circostanze infinite,
in amor prende sembianze d’un fatto sleale
tanto da torcer l’anima e logorar le vite.

Vi è un fantasma, se non più d’ uno,
che spunta di tanto in tanto e fa paura
talvolta è bramato, talvolta inopportuno
anch’esso sottoposto all’egida della censura.

Il palco è pronto per ospitar gli attori,
non meno di tre ne prevede il copione,
bisogna recitar gli impossibili amori!
Ma chi è il terzo che prende all’azione?

La funesta messa in scena è iniziata
con un triangolo perfetto pronto a danzare
condotto dall’anima erma e mai espiata
che, candida, è tutta intenta sull’altare.

<<Ti voglio con tutta me stessa>>
parte in prima la seconda attrice,
<<decido io!>>, Ammonisce l’anima indefessa,
<<sono qui e attendo o mia nutrice>>.

<<Bene, hai capito chi qui comanda>>
ribatte Lei con fare ardito
verso quel fantasma che tutto asseconda
e bieco attende lo spietato rito.

<<Adesso potete iniziare la recitazione.
Annettine la carne senza sconforto
e, mi raccomando, fallo con determinazione
affinché le venga il fiato corto>>

<<Aspetta diabolica conduttrice
non voglio partecipare più alla finzione
cosa credi che sono una meretrice?>>
fu subitanea la reazione.

<<Mia dolce e ingenua fanciulla
pensi che partecipi ad una farsa?
Non voglio io che la tua psiche si trastulla
lungi da me quest’accusa così scarsa>>.

Le luci si affievoliscono come prescritto,
tutt’intorno si silenzia e si ingrigisce
mentre la storia continua per diritto
tra amor vero e amor che ferisce.

<<Continua così mio prode cavaliere
custodisci la mia materia, difendimi con la spada!
Afferra le mie criniere
e non desistere finché il tutto accada!>>.

Un tremendo bagliore all’improvviso
come un sussulto che tutto inonda
illumina la scena di chi ha deciso
la lieta fine invereconda.

<<Andate via! Intrepidi imbonitori
che sia questa l’ultima rappresentazione
prometto: non avrò altri amatori!
che possa andar, la mia anima, alla dannazione>>.

<<Vieni qui fantasma che ora sei in pericolo,
abbandoniamo in fretta quest’arena
siedi che adesso inizia il vero spettacolo!
Assistiamo silenti alla vita che si inscena>>.

Caffè

Caffè e Poesia

Caffè

Scusa per un appuntamento
te ne stai lì immobile, per un momento.
Ascolti mille parole, mille sogni
assecondi tanti amori, tanti bisogni.
Scuro e pure trasparente
trasformi in reale l’apparente.

Caffè

Rispecchi due volti
che si affaccian capovolti.
Svanisci in fretta
qualcun altro ti aspetta.

Caffè
Compagno di solitudine
dolce o amaro ossequio all’abitudine.

Tramonti

Tramonto e Poesia

Una linea di fuoco, lì, lungo il profilo dei monti.
L’attimo indelebile tra il dì e la tenebra,
diluito nell’aria,
riflesso sotto le nuvole ardenti
scolpite nell’immoto azzurro.
Percezioni solitarie del sottile passaggio
mentre corpi me di fianco, ravvivano promesse
e disegnano possibili destini
nell’inconscio.
Il bello lascia il posto al sublime,
ma l’indomani ritorna.
E’ il ciclo della vita
che muta il mezzo ma non lo scopo.
E in questo marasma dallo sfondo immobile
assorbo la luce restia,
amplificando la percezione dell’esistenza.
Rifletto sulle forme dal contenuto anamorfico,
si ripropongono come protagoniste
e con fatica le inchiodo a questo sfondo.
Aspettando che il sole sorga,
ma vivendo la notte.
Ascolto le sentenze della natura,
mi piego ai suoi dettami
ammirandola ed assorbendola
grato per l’elargire, di tanto in tanto, gocce di sublime bellezza.
Notte eccoti.
Rapisci la mia volontà.
Impadronisciti dei miei sogni.
Fai che il domani sia chiaro
come quest’ultimo raggio di sole che trafigge quel bicchiere.

 

Solitudini d’inchiostro

Penna e calamaio Hans Christian Andersen

Penna e calamaio di Hans Christian Andersen (http://mammaoca.wordpress.com/)

Solitudini d’inchiostro
fuoriesciono dalla mia penna
io, solo, a te mi prostro
e nel mio cuor l’amarezza accenna.

Dov’ è il punto medio
tra la mia mente e la tua
hai l’anima tutta sotto assedio
e non posso mirar, di noi, la prua.

La vita è per intero una prova
accettarla con il sorriso è obbligo
prima o poi, noi la strada si trova
dispiegar dobbiamo a forza l’intrigo.

Ti amo silenziosamente,
il mio cuor la tua alcova.

 

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